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Associazione Mosaico per un Comune Avvenire - Trieste Commercio Equo e Solidale - Fair Trade
 

di Livio Stefani, 11 settembre 2012

Qualche mese fa in una trasmissione dell’accesso alla RAI del FVG abbiamo raccontato come il commercio equo e solidale sostiene concretamente il rispetto dell’ambiente e l’agricoltura biologica. Sono due temi molto sentiti e strettamente correlati, ma ci si può chiedere come attività che hanno come primo scopo l’accesso dei produttori emarginati del Sud del mondo ai mercati dei paesi più ricchi riescano anche a dare un contributo alla salvaguardia ambientale ed all’agricoltura biologica.

Se guardiamo alla carta italiana dei criteri del Commercio Equo e Solidale, si tratta di un approccio alternativo al commercio convenzionale: esso infatti promuove giustizia sociale ed economica, sviluppo sostenibile, rispetto per le persone e per l’ambiente, attraverso il commercio, la crescita della consapevolezza dei consumatori, l’educazione, l’informazione e l’azione politica. Fra i dieci principali obiettivi del movimento ne vorrei citare almeno tre, che mi paiono i più pertinenti: migliorare le condizioni di vita dei produttori aumentando le opportunità di mercato, pagando un prezzo migliore ed assicurando continuità nelle relazioni commerciali; proteggere i diritti umani attraverso giustizia sociale, sostenibilità ambientale e sicurezza economica; promuovere un uso equo e sostenibile delle risorse naturali. Sembra tutto previsto!

Passando ad un caso concreto, era arrivata in Italia, per una serie di visite nelle Botteghe del Mondo, Boonjira Tanruang che è stata anche a Trieste per raccontare come opera in Tailandia la sua organizzazione, che si chiama Green Net, ovvero rete verde. Si tratta di una cooperativa sociale che si basa sui principi del commercio equo e dell’agricoltura biologica. La coltivazione principale è quella del riso in cui sono coinvolti circa 1300 piccoli agricoltori raggruppati in 14 cooperative di primo livello, in gran parte nelle province orientali del paese. Ma è interessante notare che al riso si affiancano l’aloe vera, la frutta, le more di gelso e la seta, il cocco, le erbe aromatiche e medicinali, perché così si evitano le monocolture intensive. E qui anche noi europei abbiamo molto da imparare, o forse solo ricordare nozioni dimenticate. Ad esempio, la diversificazione dei prodotti a cominciare dalle varietà di riso Jasmine detto anche Hom Mali, bianco aromatico, integrale, rosso e nero, il latte e l’olio di cocco, il caffè, permette di ridurre i rischi per gli agricoltori perché consente ricavi in momenti diversi dell’anno e non concentrati su un solo raccolto che potrebbe andar male. La scelta di produrre con metodi biologici consente anche di spuntare prezzi più elevati perfino sul mercato interno tailandese, dove si vende il 25% circa del totale, perché si sta ampliando la fascia di popolazione che ha disponibilità economiche e sensibilità per il rispetto dell’ambiente. Curioso è il fatto che, oltre a dare una formazione sulle normative internazionali che disciplinano i prodotti biologici, ora si devono addestrare gli agricoltori che vogliono passare al biologico a riscoprire le tecniche di coltivazione che usavano anche i nostri padri ed i nostri nonni. Infatti la modernità globalizzata aveva portato gran parte dei coltivatori ad adottare tecniche convenzionali con largo impiego di fertilizzanti chimici, fitofarmaci e diserbanti, per cui la novità dei prodotti biologici è invece un ritorno alla saggezza tradizionale, assistita ai giorni nostri da molte conoscenze scientifiche in più. In fondo si tratta di praticare la rotazione delle colture sui terreni per non isterilirli, di utilizzare solo concimi organici e di evitare l’uso di prodotti chimici, sia come fertilizzanti che come fitofarmaci. Questo ha tutta una serie di ricadute positive per l’ambiente e per le condizioni di vita delle comunità.

La rotazione delle colture e la presenza costante di alberi da frutta ed erbe aromatiche favoriscono il mantenimento della biodiversità, che viene invece drasticamente ridotta dalle monoculture, specialmente se basate su organismi geneticamente modificati, e dall’uso di diserbanti. L’uso dei concimi organici richiede di affiancare alla coltivazione l’allevamento di bovini, suini e pollame per poter disporre di letame e pollina, ma in questo modo può essere variata ed arricchita l’alimentazione con carni, latte e uova. Gli alberi che sono piantati lungo i bordi delle risaie migliorano il microclima e con le loro radici consolidano i terreni, le piante erbacee spontanee che crescono fra un ciclo di coltivazione e l’altro proteggono a loro volta i terreni fertili, anzi si possono favorire piante che sviluppano sostanze che sono dei fitofarmaci naturali. Naturalmente bisogna insegnare ai coltivatori come fare per produrre del buon compost dai residui vegetali, come e quando dosare bene il concime organico, come utilizzare nel modo più efficace l’acqua, come usare metodi biologici di controllo delle malattie delle piante. Fra l’altro queste buone pratiche consentono di affrontare meglio le fluttuazioni climatiche, anche perché se si può contare su coltivazioni diverse non tutte risentiranno allo stesso modo dei periodi caldi e più secchi della norma oppure di piogge intense. Inoltre, nel periodo secco invernale, fra un ciclo e l’altro del riso, sugli stessi terreni si possono coltivare ortaggi che hanno un ciclo molto breve. Le rese produttive sono inferiori rispetto a quelle dell’agricoltura intensiva convenzionale, con costi per unità di prodotto più elevati e qui diventa importante il ruolo del commercio equo e solidale che assicura la continuità degli acquisti a prezzi che coprono tutti i costi di produzione e lasciano margini per migliorare la sostenibilità del sistema. Un tipo di investimento interessante è costituito dai vivai comuni dove avviene la fase di germinazione dei semi, per fornire poi a tutti le piantine da trapiantare. In questo modo la cooperativa si rende indipendente dai grandi gruppi che vendono in tutto il mondo le loro sementi brevettate e spesso geneticamente modificate e così evita di ridurre ancora di più la biodiversità. Mi pare che questo sia un caso esemplare di sussidiarietà e non solo di solidarietà, infatti da un lato il commercio equo e solidale permette a Green Net la vendita dei prodotti ad un prezzo corretto, in una relazione commerciale stabile che prevede anche meccanismi di prefinanziamento, dall’altro lato i clienti consumatori possono acquistare prodotti sani e di ottima qualità, sapendo che l’ambiente viene ben preservato nelle aree di coltivazione, anche se non sono grandissime, ma tutto l’ecosistema del pianeta è così strettamente connesso che ogni piccolo contributo conta!

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