Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai all'articolo "Condizioni di utilizzo e tutela della privacy" nella sezione "Comunicazione".

Associazione Mosaico per un Comune Avvenire - Trieste Commercio Equo e Solidale - Fair Trade
 

di Livio Stefani, 29 settembre 2012

Tante realtà sono cresciute e si sono rafforzate con il sostegno del commercio equo e solidale e vorrei proporre tre esempi scelti in continenti diversi, Africa, Asia, America latina, con prodotti molto differenti fra loro, ma che hanno in comune il coraggio e la tenacia di persone che cercano di creare opportunità di lavoro dignitoso ed indipendenza economica in zone dove è difficile liberarsi dalla povertà e dallo sfruttamento specialmente di donne e giovanissimi.

In Kenya opera la Undugu Society e già il nome è bello ed evocativo, perché in lingua kiswahili indica la solidarietà tra fratelli: si tratta proprio di un progetto rivolto ai giovani di Nairobi. La Undugu Society fu creata nel 1973 dal missionario olandese Arnold Grol, con lo scopo di aiutare i ragazzi di strada a Nairobi. Le prime iniziative di Undugu erano mirate ad alleviare la durezza delle condizioni che i ragazzi dovevano affrontare nella quotidianità: venivano loro dati cibo, abiti, educazione e formazione, assistenza medica ed i giovani erano ospitati in centri dove avevano luogo le diverse attività. Undugu negli anni ha diversificato l’approccio al problema dei ragazzi di strada con azioni più efficaci per aiutarli i giovani, iniziando anche a lavorare sul fronte della prevenzione. Questo significa intervenire nelle comunità locali, offrendo ai giovani che vi risiedono la possibilità di un lavoro. Si creano così le condizioni per trattenere nei luoghi d’origine i ragazzi, che altrimenti tendono a spostarsi nelle periferie della grande città alla difficile ricerca di un lavoro, finendo poi per fare vita di strada.

Attualmente all’organizzazione sono collegati circa 800 artigiani, fra cui una trentina di scultori ed infatti tra i prodotti più conosciuti e che si notano nelle botteghe del mondo ci sono vari oggetti in pietra saponaria. Il Kenya è la maggior riserva mondiale di questo materiale, concentrato presso la città di Kisii (è conosciuta infatti anche come “pietra di Kisii”). La pietra saponaria viene estratta dalle cave e bagnata, per renderla morbida e facile da lavorare. Una volta asciugata, si rifinisce a graffito o con cera, per esaltare l’effetto delle venature e i colori che vanno dall’avorio, al marrone, all’oro, e dal ruggine, al rosa, al grigioverde. Sono ormai famose le statuine danzanti e gli abbracci stilizzati. L’attività di produzione artigianale e commercializzazione condotte da Undugu, oltre a creare lavoro e reddito per le persone coinvolte, aiuta a sostenere i programmi di formazione ed educazione rivolti ai ragazzi in condizioni familiari precarie o di totale abbandono. Non a caso il motto di Undugu è “Don’t give them money, give them education”, ossia “non dare dei soldi, ma piuttosto un’educazione”.

Selyn, invece, è un’organizzazione privata sorta più di recente, nel 1994, per iniziativa di una signora cingalese, Sandra Wanduragala, di professione avvocato. Inizialmente contava solo su tre piccoli laboratori dotati di telai a mano. Con il tempo l’iniziativa ha avuto successo ed i laboratori hanno coinvolto sempre più artigiane ed artigiani, fino a 400 circa. Oggi Selyn è riuscita a strutturare centri di tessitura anche nelle aree rurali dello Sri Lanka agevolando in questo modo le comunità isolate. L’obiettivo di Selyn è di creare occupazione nei villaggi marginali, dove invece la maggior parte degli abitanti è costretta a trasferirsi in cerca di lavoro verso la capitale Colombo, trovando problemi simili a quelli appena descritti per Nairobi, o spesso emigrare all’estero.

Gli artigiani coordinati da Selyn producono specialmente giocattoli di stoffa, tessuta a mano su telai tradizionali. Attraverso questi prodotti innovativi, Selyn ha ridato fiato alla tradizione cingalese del telaio a mano, messa in crisi sul mercato internazionale a causa della concorrenza indiana e poi cinese. Interessante notare come i giochi, spesso disegnati personalmente da Sandra Wanduragala, siano realizzati nel rispetto della normativa europea sulla sicurezza e sottoposti alle necessarie prove di laboratorio. Grazie all’intuito di produrre giochi e non semplici tessuti, Selyn è riuscita a non far scomparire l’arte della tessitura cingalese, anzi ha contribuito al miglioramento qualitativo e dei metodi di fabbricazione, per adeguarsi alle norme europee sui prodotti, che altrimenti non potrebbero essere venduti da noi. In questo modo e con il sostegno dei progetti di sviluppo di CTM-Altromercato sono state aggiungente competenze tecniche prima inesistenti, restituendo valore e dignità sia a chi lavorava da generazioni al telaio, sia ai giovani ed alle giovani che stanno imparando.

L’ultimo caso scelto è Minka: un’organizzazione molto vasta capace di coinvolgere una sessantina di gruppi e cooperative di produttori, che raccolgono addirittura alcune migliaia di artigiani. Il termine minka appartiene alla lingua andina quechua e si può tradurre come “lavoro comune e scambio”, ma indica anche le terre che appartengono alla comunità, esprimendo in sostanza l’idea di una collettività che conduce una vita in comune e si aiuta reciprocamente, seguendo uno dei principi fondamentali nell’organizzazione sociale delle popolazioni andine. Minka era rivolta inizialmente solo a gruppi di donne che realizzavano abbigliamento in alpaca, ma presto iniziò a coinvolgere altre realtà produttive proseguendo con gli anni nell’allargamento progressivo della propria rete di produttori di base. Minka ha l’obiettivo di promuovere lo sviluppo economico e sociale delle comunità a cui appartengono i suoi gruppi di artigiani in maniera sostenibile e rispettando sempre le radici culturali andine. Per raggiungere questi obiettivi Minka stimola la rottura del circolo di povertà degli artigiani, corrispondendo prezzi adeguati per i prodotti e promuovendo lo sviluppo delle comunità attraverso la creazione di gruppi autonomi ed autogestiti. Minka lavora con un’ampia base di artigiani che usano molte tecniche diverse applicate ad una varietà di prodotti locali. Nel suo assortimento sono quindi presenti esempi di numerose tradizioni artigianali delle Ande, con i loro materiali tipici come la terracotta, la ceramica e la lana di alpaca. Ctm-Altromercato importa da Minka abiti, accessori, decorazioni e diversi oggetti in ceramica, come vasi, strumenti musicali e presepi, i cui personaggi hanno una forte connotazione ed ambientazione andina.
Per sintetizzare questi tre casi esemplari dell’artigianato del Sud del mondo reso familiare a tutti dal commercio equo e solidale, vi propongo una citazione del premio Nobel per la pace nel 2006 Muhammad Yunus: “I poveri possono da soli creare un mondo libero dalla povertà: tutto ciò che dobbiamo fare è liberarli dalle catene con le quali sono stati imprigionati”.

Testo rielaborato da una conversazione, a cura dell’Associazione Mosaico, trasmessa dalla RAI Regionale del Friuli Venezia Giulia nel febbraio 2011

Facebook Google Plus YouTube

Copyright © 2015 Associazione Mosaico per un Comune Avvenire - Via Santi Martiri 8/d, Trieste - P. IVA 00874300320 - C. F. 90051610328